Tag ‘Vincenzo Rusciano’

IL VALORE DELLA MEMORIA

venerdì, 22 novembre, 2013

Il Valore della Memoria Napoli, 2013, Teresa Mancini

Durante le Quattro Giornate di Napoli – ha scritto lo storico Luigi Cortesi – nel quartiere di Ponticelli, come a via Salvator Rosa e al Vomero, vi furono i «combattimenti più sanguinosi dell’insurrezione».

Il 29 settembre gli scontri nel vecchio centro con le truppe tedesche (con il probabile ausilio di cecchini fascisti) e una feroce rappresaglia a via Ottaviano causarono la morte di 37 persone.

Il giorno successivo, in una nuova strage nella Vetreria Ricciardi e nelle strade adiacenti, al confine tra Ponticelli e la zona industriale, altre decine di cittadini e lavoratori persero la vita. Sono state documentate 21 vittime, ma sono state anche raccolte testimonianze che indicano un numero di morti molto più elevato.

Nell’ambito delle iniziative per il 70° delle Quattro Giornate organizzate dalle Associazioni il Quartiere ponticelli Arci Movie, Casa del Popolo, Gioco, immagine e parole, ha organizzato una mostra sul tema Il valore della memoria invitando una serie di artisti ad una riflessione sul tema.

Venerdì 22 novembre ore 17.30 sarà inaugurata nella Casa del Popolo C.so Ponticelli (Na) la mostra Il valore della memoria.

Nell’occasione sarà presentato il catalogo. La mostra resterà aperta dal 22 al 29 novembre.

 artisti partecipanti :

VincenzoRusciano_Il-valore-della-Memoria

Vincenzo Rusciano, Il valore della Memoria

GIOVANNI ALFANO, MICHELE ATTIANESE, VITTORIO AVELLA, RAFFAELLA BARBATO, EMANUELE BENEDETTI, GIORDANO BONAVENTURA , ANTONIO BORRELLI, ANTONIO BOVE, CLAUDIO BOZZAOTRA, ALFONSO CACCAVALE, FRANCESCA CAPASSO,

Il Valore della Memoria_Photo © 2013 Teresa Mancini

Teresa Mancini, Il Valore della Memoria

ANGELO CASCIELLO, FRANCO CIPRIANO, ANNA COLAYER, PASQUALE COPPOLA, VITTORIO CORTINI, ANTONIO CORTONE, CLAUDIO CUOMO,  FEDERICO D’AMBROSI, ANDREA D’ANGELO, GIORGIO DI DATO, MARIO DI GIULIO, ADELAIDE DI NUZIO, ELLENG , GIUSEPPINA ESPOSITO, PEPPE ESPOSITO, VITO FALCONE, SALVATORE FELLINO, EDUARDO FERRIGNO, LUC FIERENS, FRANCESCO FILIA,

VINCENZO FRATTINI, ENZO GAITO, CLARA GARESIO, PEPPE GARGIULO, SARA GIORDANI, CONSIGLIA GIOVINE, COCO GORDON, MIMMO GRASSO, GRUPPO SINESTETICO, ANTONIO GUIZZARO, ALESANDRO IAVARONE, LINDA IRACE, ANTONIO IZZO, LACATENA HERMES, LALOBA A. CRESCENZI – R. PETTI, DOMENICO ANTONIO MANCINI, TERESA MANCINI, SALVATORE MANZI, UMBERTO MANZO, VINCENZO MEROLA, VITO PACE, LUIGI PAGANO, PEPPE PAPPA, MASSIMO PASTORE, PIER PAOLO PATTI, DANIELA PERGREFFI, ANTONIO PICARDI, GIUSEPPE PIROZZI, FELIX POLICASTRO, CARMINE REZZUTI, CLARA REZZUTI, ANGELO RICCIARDI, ANTON ROCA, MIMMO ROSELLI, GIANNI ROSSI, VINCENZO RUSCIANO, STEFANO TACCONE, NELLO TEODORI, ERNESTO TERLIZZI, PASQUALE TRUPPO, ILIA TUFANO, SERGIO VECCHIO, CIRO VITALE.

AUTORITRATTI

domenica, 23 gennaio, 2011

     

Autoritratti_TMancini

Teresa Mancini partecipa con un suo lavoro alla mostra  collettiva Autoritratti     

a cura di Loredana Rea.     

Martedì 1 febbraio 2011, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, mostra L’esposizione rimarrà aperta fino al 18 febbraio, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

Il tema che fa da collante al percorso espositivo è la volontà di rendere manifesto non solo l’immagine che ognuno ha di se stesso, quanto piuttosto ciò che vive accanto, dietro, dentro essa, come se le inconfondibili sembianze del proprio corpo fossero un fragile simulacro che a stento nasconde il vero sé.  L’opera si offre allo sguardo come specchio di sé, in cui l’immagine dell’artista si materializzi affiorando dallo stagno di Narciso come reale o metaforico autoritratto, a raccontare attraverso segni e colori la complessità della singola esistenza.  

ArteFuoriCentro Autoritratti 2011

Ventinove sono gli artisti invitati: Minou Amirsoleimani, Renzo Bellanca, Franca Bernardi, Paolo Borrelli, Elettra Cipriani, Elisabetta Diamanti, Mimmo Di Laora, Gabriella Di Trani, Anna Maria Fardelli, Marco Ferri, Delio Gennai, Dante Gentile Lorusso, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Vincenzo Ludovici, Giuliano Mammoli, Teresa Mancini, Rita Mele, Franco Nuti, Viola Pantano, Antonio Picardi, Teresa Pollidori, Fernando Rea, Rosella Restante, Marcello Rossetti, Vincenzo Rusciano, Alba Savoi, Elena Sevi, Oriano Zampieri.    

Ognuno ha creato un’opera nelle dimensioni stabilite di 30×30 utilizzando la tecnica e i materiali più congeniali alla propria operatività. Si spazia quindi dalla pittura all’utilizzo di materiali eterogenei per esemplificare la molteplicità delle proposte linguistiche spesso molto distanti per formazione e risultati ed esaltare le differenze, le singolarità, le inevitabili diversità di orientamenti, che rappresentano il tessuto vitale della sperimentazione contemporanea, con l’intento di svelare il volto più vero di ciascuno.    

     

     

Testo critico di Loredana Rea    

AUTORITRATTI   per catturare l’autentico sé    

 Talora nel crepuscolo un volto ci guarda dal fondo di uno specchio; l’arte deve essere come quello specchio che ci rivela il nostro proprio volto.  J. L. Borges    

Sfiorare l’indicibile, inseguire il fuggevole, catturare l’autentico sé (o forse viceversa l’altro in agguato nel sé), che vive accanto, dietro, dentro la propria immagine, in quella fragile prigione rappresentata dal proprio corpo, è l’idea alla base di questa nuova esperienza espositiva, in cui tutte le opere sono stata realizzate per raccontare la complessità di ogni singola esistenza e svelare il volto più vero di ciascuno.    

Per l’artista, infatti, l’opera è una sorta di specchio sulla cui superficie giunge a compimento la rivelazione di sé e di conseguenza l’azione creativa è sempre un simbolico autoritratto, possibilità di conoscersi profondamente e in maniera più consapevole grazie a un complesso processo d’introspezione e, soprattutto, occasione di oltrepassare gli asfittici confini del proprio io, per vedere oltre e comprendere le ragioni dell’esistenza al di là dall’apparenza incongruente del quotidiano.    

L’artista come Narciso specchiandosi nello stagno si innamora della propria immagine, ma a differenza di quest’ultimo non muore nel tentativo di appagare il bruciante desiderio di sé, proietta anzi la propria libido egotistica all’esterno, per cogliere il limite fluido tra il sé e la molteplicità del mondo.  Finisce allora con riconoscere la realtà interiore come parte integrante della realtà esteriore, e l’opera, che è rispecchiamento del dentro nel fuori, diventa il mezzo attraverso cui è possibile sconfiggere la morte, quella di Narciso, sopraffatto fatalmente dall’impossibile abbraccio con la propria immagine.