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EUROPAFRICA

martedì, 17 maggio, 2011

dal 25 al 29 maggio 2011 presso la Galleria SPAZIOTTAGONI, Via Goffredo Mameli 9 Roma

Inaugurazione mercoledì 25 maggio ore 19.00 

Teresa Mancini partecipa alla rassegna Europafrica.

Da un’idea di Vittorio Pavoncello un gemellaggio virtuale tra il Giorno della Memoria (27 gennaio) e la Giornata Mondiale dell’Africa (25 maggio) 50 artisti offrono il loro libero contributo alla trattazione di tematiche sul razzismo che accomunano le due ricorrenze.

TeresaMancini - EuropaAfrica

Le influenze dell’arte africana sulle avanguardie del ventesimo secolo sono ben note tanto da essere incluse in ciò che i nazisti definirono “arte degenerata”. Ciò che risulta curioso, paradossale e inquietante è il fatto che mentre l’arte occidentale andava sempre più aprendosi a mondi e culture altre, senza alcuna discriminazione razziale e prefigurando quella che sarebbe divenuto un pianeta multiculturale, la società si chiudeva in forme di segregazione sempre più ferree fino a giungere all’eliminazione sia delle persone fisiche sia delle arti che a quella mescolanza di forme e modelli si andava ispirando. Gli artisti delle avanguardie storiche, nell’aprirsi alle forme d’arte africana, sperimentavano in senso positivo quella de soggettivazione dell’identità che nei lager nazisti veniva imposta come privazione di qualunque diritto umano. Molti furono gli artisti che s’ispirano alle teorie intraviste, nelle sculture e geometrie decorative africane, come nuove forme di interazione dello spazio e del tempo. Fra questi Picasso, Braque, Derain, Matisse, Kleee Modigliani, per citarne solo alcuni.

Una mostra che unisca oggi artisti contemporanei su temi che vanno dall’avanguardie storiche, alla schiavitù, alla Shoah, all’Africa e all’Europa incrementa il dialogo fra i due continenti, quello europeo e quello africano, in un unico spazio culturale unito dall’arte. E come gli artisti occidentali vedevano nei volti delle maschere africane un archetipo con il quale confrontarsi, oggi, che sempre più i volti i gesti della shoah ci appaiono come maschere, il confronto è con un archetipo che è la stessa memoria.

Gli artisti:

Rossella Alessandrucci, Luigi Ballarin, Alberto Baumann, Simone Vera Bath, Giancarlino Benedetti Corcos, Claudia Berardinelli, Paolo Camiz, Francesca Cataldi, Giulia Colletti, Osvaldo Contenti, Silvia Dayan, Michele De Luca, Gerardo Di Salvatore, Gabriella Di Trani, Roberta Filippi, Martina Fiorentino, Eva Fischer, Stefano Frasca, Salvatore Giunta, Jonathan Hynd, Kalos, Silvana Leonardi, Massimo Liberti, Mario Lo Prete, Lughia, Maria Grazia Lunghi, Paolino Mancini, Teresa Mancini, Anna Massinissa, Gabriele Mazzara, Pancho Monty Ray Garrison, Massimo Napoli, Giordana Napolitano, Massimo Nicotra, Sara Palleria, Marcello Paternesi, Patrizia Pieri, Paolo Pompeo, Eliana Prosperi, Ferdinando Provera, Elvi Ratti, Rodolfo Roschini, Jack Sal, Simona Salvuccelli Ranchi, Angela Scappaticci, Barbara Schaefer, Roberto Silvestrini Garcia, Spiritoliberok, Ivano Tomat.

Per conoscere la programmazione degli eventi collaterali clicca qui e leggi il Comunicato Stampa.

AUTORITRATTI

domenica, 23 gennaio, 2011

     

Autoritratti_TMancini

Teresa Mancini partecipa con un suo lavoro alla mostra  collettiva Autoritratti     

a cura di Loredana Rea.     

Martedì 1 febbraio 2011, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, mostra L’esposizione rimarrà aperta fino al 18 febbraio, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

Il tema che fa da collante al percorso espositivo è la volontà di rendere manifesto non solo l’immagine che ognuno ha di se stesso, quanto piuttosto ciò che vive accanto, dietro, dentro essa, come se le inconfondibili sembianze del proprio corpo fossero un fragile simulacro che a stento nasconde il vero sé.  L’opera si offre allo sguardo come specchio di sé, in cui l’immagine dell’artista si materializzi affiorando dallo stagno di Narciso come reale o metaforico autoritratto, a raccontare attraverso segni e colori la complessità della singola esistenza.  

ArteFuoriCentro Autoritratti 2011

Ventinove sono gli artisti invitati: Minou Amirsoleimani, Renzo Bellanca, Franca Bernardi, Paolo Borrelli, Elettra Cipriani, Elisabetta Diamanti, Mimmo Di Laora, Gabriella Di Trani, Anna Maria Fardelli, Marco Ferri, Delio Gennai, Dante Gentile Lorusso, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Vincenzo Ludovici, Giuliano Mammoli, Teresa Mancini, Rita Mele, Franco Nuti, Viola Pantano, Antonio Picardi, Teresa Pollidori, Fernando Rea, Rosella Restante, Marcello Rossetti, Vincenzo Rusciano, Alba Savoi, Elena Sevi, Oriano Zampieri.    

Ognuno ha creato un’opera nelle dimensioni stabilite di 30×30 utilizzando la tecnica e i materiali più congeniali alla propria operatività. Si spazia quindi dalla pittura all’utilizzo di materiali eterogenei per esemplificare la molteplicità delle proposte linguistiche spesso molto distanti per formazione e risultati ed esaltare le differenze, le singolarità, le inevitabili diversità di orientamenti, che rappresentano il tessuto vitale della sperimentazione contemporanea, con l’intento di svelare il volto più vero di ciascuno.    

     

     

Testo critico di Loredana Rea    

AUTORITRATTI   per catturare l’autentico sé    

 Talora nel crepuscolo un volto ci guarda dal fondo di uno specchio; l’arte deve essere come quello specchio che ci rivela il nostro proprio volto.  J. L. Borges    

Sfiorare l’indicibile, inseguire il fuggevole, catturare l’autentico sé (o forse viceversa l’altro in agguato nel sé), che vive accanto, dietro, dentro la propria immagine, in quella fragile prigione rappresentata dal proprio corpo, è l’idea alla base di questa nuova esperienza espositiva, in cui tutte le opere sono stata realizzate per raccontare la complessità di ogni singola esistenza e svelare il volto più vero di ciascuno.    

Per l’artista, infatti, l’opera è una sorta di specchio sulla cui superficie giunge a compimento la rivelazione di sé e di conseguenza l’azione creativa è sempre un simbolico autoritratto, possibilità di conoscersi profondamente e in maniera più consapevole grazie a un complesso processo d’introspezione e, soprattutto, occasione di oltrepassare gli asfittici confini del proprio io, per vedere oltre e comprendere le ragioni dell’esistenza al di là dall’apparenza incongruente del quotidiano.    

L’artista come Narciso specchiandosi nello stagno si innamora della propria immagine, ma a differenza di quest’ultimo non muore nel tentativo di appagare il bruciante desiderio di sé, proietta anzi la propria libido egotistica all’esterno, per cogliere il limite fluido tra il sé e la molteplicità del mondo.  Finisce allora con riconoscere la realtà interiore come parte integrante della realtà esteriore, e l’opera, che è rispecchiamento del dentro nel fuori, diventa il mezzo attraverso cui è possibile sconfiggere la morte, quella di Narciso, sopraffatto fatalmente dall’impossibile abbraccio con la propria immagine.